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Giacomo Leopardi
(poeta, Recanati 29/06/1798 - Napoli 14/06/1837)


Giacomo Leopardi nacque a Recanati il 29/giugno/1798. Quando venne al mondo suo padre il conte Monaldo e sua madre Adelaide dei Marchesi Antici, versavano in condizioni economiche disagiate, e per ragioni politiche subirono molte traversie. Malgrado ciò G. Leopardi ebbe un infanzia felice, allietata anche dalla presenza dei suoi fratelli Carlo e Paolina. 
Molto sensibile e desideroso di esprimere tutta la sua precoce personalità, potè con appassionato fervore dedicarsi agli studi, grazie anche alla ricca biblioteca del padre.

Padre P.Giordani, suo maestro in seguito, disse che" in questa biblioteca entrò fanciullo recanatese e né usci’ cittadino del mondo". Già a tredici anni conosceva perfettamente il latino, il greco e l’ebraico, tutte apprese da autodidatta. 
Lavorò in questo periodo a molte traduzioni, dissertazioni latine, poesie, favole, sermoni e tragedie. Si dedicò con grande passione anche alla filologia e alla saggistica, scrivendo molti testi di erudizione vera(Storia della astronomia, Saggio sugli errori popolari degli antichi…etc.), nei quali emersero soprattutto i segni dell’insegnamento poco più che elementare dei suoi primi due precettori(G. Torres e S. Sanchini). 
Ma la sua viva intelligenza e la sua prodigiosa versatilità supplirono alle carenze didattiche dei primi anni, permettendogli di affermarsi subito in modo superlativo nel campo della cultura. Ed aiutato dal Giordani, diventato suo precettore, cominciò ad essere apprezzato anche fuori dalla cerchia familiare, sia a Milano che a Roma, dove suo zio Carlo Antici lo introdusse nell’ambiente letterario dell’urbe. 
Però lo studio accanito e senza soste cominciò a minare la sua già precaria salute in modo irreversibile, tanto che il suo carattere né risenti notevolmente. Di questo periodo sono testimonianza le lettere raccolte nel suo "Epistolario". 
Intanto la sua attività poetica cominciò a farsi febbrile. Le canzoni All’Italia, Sul monumento di Dante e quella Ad Angelo Mai furono pubblicate dal 1818 al 1820. Nel 1822 Leopardi andò a Roma con l’intento di rimanerci, ma dovette ritornare a Recanati, dove avvilito scrisse lo Zibaldone, dal quale scaturì la prima idea delle Operette Morali, scritte poi nel 1824. 
Nel 1825 partì per Milano, ospitato e stipendiato dall’ editore Stella.
Poi si trasferì a Bologna dove viveva impartendo lezioni private e grazie all’ assegno dello Stella. 
Ma siccome la sua figura era offuscata agli occhi del Sacro Collegio dalla sua amicizia con il Giordani, noto "mangiapreti", perse tutte le possibilità di ottenere un posto statale e fu costretto a tornare a Recanati. Dopo un solo anno ,chiamato dal Giordani si recò a Firenze. 
Questa città esercitò su di lui effetti benefici e rasserenanti, qui conobbe il Manzoni ed i maggiori letterati dell’epoca. In questo periodo scrisse Il Risorgimento e A Silvia. 
Costretto a tornare a Recanati per motivi economici, entrò in una profonda crisi che superò in parte con l’aiuto di un suo amico il quale convinse l’editore G. Piatti a pubblicare i Canti. Così andò di nuovo a Firenze dove conobbe Antonio Ranieri, più giovane e disperato di lui con il quale strinse un’amicizia forte e durevole che lo sosterrà per il resto della sua vita. Nel periodo fiorentino conobbe e amò, sembra non corrisposto Fanny Targioni Tozzetti (Aspasia) uno dei tanti amori infelici della sua vita dopo quelli recanatesi di Teresa Fattorini (Silvia) e di Maria Belardinelli (Nerina) e a Bologna della Contessa Teresa Carmini Malvezzi. Questo fu per il poeta un periodo molto infelice anche a causa di una fastidiosa oftalmia che gli impediva anche di leggere e di scrivere. 
Sia testimonianza negli amarissimi versi di Aspasia e nelle altre composizioni poetiche di questo momento. Nel 1833 si recò con Ranieri a Napoli e dopo alcuni anni morì ai piedi del Vesuvio (1837).

"A morte la minestra"

Metti, o canora musa, in moto l'Elicona
e la tua cetra cinga d'alloro una corona.
Non già d'Eroi tu devi, o degli Dei cantare
ma solo la Minestra d'ingiurie caricare.
Ora tu sei, Minestra, dei versi miei l'oggetto,
e dirti abominevole mi porta gran diletto.

O cibo, invan gradito dal gener nostro umano!
Cibo negletto e vile, degno d'umil villano!
Si dice, che resusciti, quando sei buona, i morti;
ma il diletto è degno d'uomini invero poco accorti!

Or dunque esser bisogna morti per goder poi 
di questi benefici, che sol si dicon tuoi?
Non v'è niente pei vivi? Si! Mi risponde ognuno;
or via su me lo mostri, se puote qualcheduno;
ma zitti! Che incomincia furioso un tale a dire;
ma presto restiamo attenti, e cheti per sentire:
"Chi potrà dire vile un cibo delicato, 
che spesso è il sol ristoro di un povero malato?"

E' ver, ma chi desideri, grazie al cielo, esser sano 
deve lasciar tal cibo a un povero malsano!
Piccola seccatura vi sembra ogni mattina 
dover trangugiare la "cara minestrina"?

Giacomo Leopardi

Dedico questa ricetta a Giacomo Leopardi che diventò goloso solo sul finire della sua vita a Napoli, grazie all'amico Ranieri che gli inviava splendidi sorbetti dal caffè Pinto; ma nelle lettere alla sua famiglia ricordava con struggente dolcezza il giorno della festa della "Bragiola" quando la famiglia Leopardi offriva a tutti i bisognosi un pasto abbondante per sfamarsi. Forse in quel momento trovava quell'affetto e quell'intenso calore umano che sarebbe stata la chimera della sua vita.

 

"Bragiole"(braciole) di maiale

CHEF DI CUCINA: F.G. per Marchenet
REALIZZAZIONE: "Bragiole"(braciole) di maiale
Numero delle porzioni: 4

METODO DI LAVORAZIONE

INGREDIENTI U.M. Q.ta
Braciole di maiale (8 da 125 gr.)
(nel caso specifico, taglio di sottospalla)

Marinata:

Vino Verdicchio
Olio extravergine di oliva
Acqua
Aceto di vino

Aromi:

Rosmarino
Santoreggia
Timo
Maggiorana (foglioline)
Aglio (spicchi schiacciati)
Sale grosso battuto
Peperoncino tritato senza semi

Kg




dl
dl
dl
dl


rametti
rametti
rametti
rametti

Qb
Qb

1




1
1
1
1/2


1
1
1
3
4
Qb
Qb

1 - In una teglia preparare la marinata aggiungendo gli aromi;

2 - Portare ad ebollizione per 5 minuti e far raffreddare;

3 - Immergere le braciole gia tagliate e pulite nella marinata, lasciar insaporire per almeno 4 ore (rigirare ogni ora);

4 - Mettere a scolare la carne sulla gratella per almeno 30 minuti;

5 - Cuocere alla brace infuocata, ma ben ricoperta di cenere;

6 - Salare da un solo lato un attimo prima di servire.

Marchenet

Utensili:
Tagliere,
Coltello,
Teglia in acciaio,
Gratella in acciaio,
Paletta,
Braciere 
Accorgimenti:
Se non abbiamo il bracere cuocere in padella di ferro con poco olio d'oliva extravergine.
Variazioni:
Aggiungere peperoncino tritato senza semi a piacere.
Grado di difficoltà:

 

realizzazione